mercoledì 28 maggio 2014

Passatore 2014

24-25 maggio 2014 IL PASSATORE Sono necessarie almeno 48 ore per metabolizzare una cento chilometri.
Ed eccomi qui nel racconto della mia terza partecipazione. Firenze è una delle città più belle al mondo e ci accoglie in una mattinata caldissima e afosa. Oltre ai soliti dubbi di preparazione, di alimentazione, di abbigliamento anche quello della temperatura particolarmente alta, 26-28°, a cui non siamo ancora acclimatati. Io, Renzo, Antonella, Federico e Francesco ci indirizziamo da subito in via degli Strozzi per il ritiro dei pettorali dove già si è formata una coda lunga e lentissima. Risolto questo compito, salutiamo altri amici e conoscenti che oggi per la prima volta affronteranno l’avventura da ultramaratoneti. I sorrisi e le pacche sulle spalle sono carichi di emozione e tensione, il passatore richiede capacità ed impegno di forze sia fisiche che psichiche superiori per entità e durata oltre i propri limiti. Un record di partecipanti, oltre 2.200 atleti di cui 303 sono le donne.
Un saluto, un abbraccio ed ognuno di noi attende in silenzio e concentrazione, il via, lo sparo liberatorio delle ns. tensioni, delle ns. preoccupazioni. Ora tra le vie sconnesse della città si pensa solo a correre correre correre. Vedo Renzo, davanti a me, sempre a cercare l’ombra dei palazzi e degli alberi sino alle prime salite collinari attraversando Fiesole, Olmo e vetta delle croci. Il sole picchia ancora forte tanto da far indurre una prolungata sosta ai ristori, i primi forniti solo di liquidi. La strada scende un po’ sino a Borgo S.Lorenzo per poi risalire verso Panicaglia e Ronta. Ed è qui che a passo di cammino incrocio Renzo, siamo quasi al 30° km, nooo, cosa è successo? La schiena, le gambe durissime, il caldo… Mi incoraggia a non fermarmi, a proseguire, temo proprio che si ritirerà, la strada è ancora lunghissima. Nonostante mi idrati molto ai ristori, (di mangiare qualcosa di solito ancora non riesco) la gola si secca dopo qualche metro e quindi approfitto di qualche sorso d’acqua da qualcuno che segue in bicicletta il proprio compagno. Dove prima il traffico era molto limitato d’ora in avanti inizia l’odiato carosello di auto e camper che ci costringe a correre lungo il ciglio strada e a zingare tra le curve. Al 38° km inizia la salita di 9 km al Passo della Colla, posto a 913mt, mi sento tanto bene da correre, piano, ma correre. Non è una salita impossibile, arrivo in cima e quasi non mi accorgo averla finita. Incrocio Francesco che mi raggiungerà giusto al controllo cronometrico, una ricerca velocissima della sacca per il cambio indumenti, tutto in meno di un minuto, incito Francesco a sbrigarsi, ma come al solito, fà mille domande e perde tempo! Ti aspetto al ristoro, gli dico. Mi prendo qualche minuto, a quasi metà percorso sono in anticipo di oltre ½ ora rispetto allo scorso anno. I tendini e flessori sono sempre pronti a ricordami la loro posizione, ma mi sento ancora molto bene. Presso l’ambulanza e il ristoro cerco un po’ di vasellina, ma entrambi ne sono sprovvisti. Mentre mangio un pezzo di banana e sorseggio un thè bollente,fantastico sulla previsione dei tempi al traguardo, entro le 11ore e 30 sarebbe perfetto! Dalla tenda sento anche la voce di Federico, farà compagnia a Francesco, dato che ancora non è pronto a riprendere la corsa. Riparto quindi da sola nella lunga e buia discesa, nel freddo sottobosco per tagliare il simbolico passaggio dei 50 km. Ora ai ristori solo liquidi caldi, caffè e thè ed inizia a brontolare lo stomaco, un sintomo che mi preoccupa non poco. Bravi gli organizzatori che sanno coinvolgere la cittadinanza, anche nel cuore della notte e nei piccoli centri siamo accolti con calore e sostegno, anche con ristori abusi con ciliegie e fragole. Ben presto iniziano gli stop in qualche angolo appartato, la strada porta verso Canaglia, Crespino Marrani e sono 80° km. Ora non digerisco neppure un sorso di thè, me lo rigetto ai piedi, mi piego in due, qualcuno mi tiene la testa, mi prende una coperta e un telo termico. Batto i denti e mi tremano le gambe, ma riprendo e provo almeno a camminare. A Brisighella, all’88° km chiedo aiuto alla croce rossa, misurazione pressione, sotto i tacchi, pulsazioni alte e una iniezione di plasil. Vorrei abbandonarmi qui, distesa sul lettino, al caldo, alla luce, alle cure di questi angeli. Ringrazio e mi alzo, un po’ ciondolante, un po’ zombie, riprendo nel buio e nel freddo della notte. Mi raggiunge Federico che pur tentando di smuovermi, non riesce proprio a farsi seguire. Mi stendo in un prato a fissare un cielo stellato, ghiacciato: quando mi farà effetto il farmaco? Ma distesa così, con la frontale accesa impressiono quelli che ancora corrono. E’ una via crucis, non ho mai sofferto tanto, sono al limite delle energie, è saggio ritirarsi. Chiedo un passaggio in auto, ma è una discussione inutile, fermano un ciclista a cui chiedono di seguirmi. E’ un ragazzo gentilissimo di Ravenna, che da subito aggredisco: ma te non hai niente di meglio da fare? Non vedi che non mi reggo in piedi? Ma con la tipica parlata emiliana, si sà, mi calma e rassicura un po’.
Per inerzia continuo a camminare chiudendo gli occhi, pesantissimi, la testa mi gira, ai piedi mi sembra avere gli scarponi, mi appoggio ai guard-rail, dopo tre chilometri, una chiamata al cellulare e il ciclista si leva di torno. Appallottolo il telo, forse mi tornerà utile, e riprendo la corsa, e la cosa mi sorprende, fino al 99^km, sul viale illuminato, dove arriva Renzo, mi tira per mano nel lungo, infinito chilometro (bravissimo Renzo, ha fatto un massaggio al 75°km, ha ripreso le energie e amministrate con saggezza!) Tagliamo insieme il traguardo, ancora increduli e abbracciati in 12:34’!

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