lunedì 27 gennaio 2014

ecomaratona cliviis

3^ ecomatatora clivius 19.01.2014 Monteforte d’Alpone Al terzo tentativo c’è l’ho fatta: correre a Monteforte d’Alpone per l’ecomaratona. Si parte, io Renzo e Gigi per raggiungere il gruppo di Mareno che arriva a Treviso Nord in pulman. Saluto alcuni amici e molti della scuola di maratona di Vittorio Veneto. Monteforte ci accoglie con il buio e la pioggia, ma già molto attiva con lunghe file di auto e pulman, ma l’attesa non è molta. Per fortuna i pulman parcheggiano molto vicini al centro, attraversato l’argine si è già al punto di partenza. Ma i venti minuti che mancano al via sono tremendamente pochi per prepararsi, servizio toilette, ritirare il pettorale, mettere il chip alla scarpa (che bella idea, mi immagino già quando lo riconsegno, a slacciarlo con le dita gonfie e infangate!) Comunque riesco e far tutto e ci intruppiamo, noi trailer per una sorta di controllo, tutti stipati dietro al gonfiabile. I trailer si individuano subito tra tutti: allegri, con magliette coloratissime, armati di bacchette,zainetti,boracce,booster, cappellini di tutti i tipi! Con qualche minuto di ritardo, 5-6 dopo le 8,00 il via lanciato da qualche colpo di cannone ed è subito salita per uscire dal centro cittadino. Il percorso di 43,200km con dislivello positivo di 2250mt. è stato modificato rispetto all’edizione precedente, molto meno asfalto e più ambiente naturale, su sentieri e carrarecce. Una leggera pioggia ci accompagnerà per quasi metà del tempo, poi il vento, forte, nei tratti esposti e a finire qualche timido raggio di sole. La prima salita, 300mt. e si ha già un assaggio di fango, tanto,tanto,tanto, che come creta e colla si aggrappa alle scarpe. Anche le discese sono insidiose, ai tratti con le pietre e a tratti scivolose dove sembra più di pattinare sul ghiaccio che non di correre. Qualche guado da attraversare (il primo sino a mezzo polpaccio) giusto per ripulire un po’ le scarpe e ghiacciare i piedi. Con la seconda e più impegnativa salita, circa 600 mt., si arriva ad un pianoro disboscato, con ampia veduta sulle colline circostanti che come dita si allungano su tutta la superficie intorno tappezzata di vigneti, frutteti e ulivi. Qualche picciolissimo paese di quattro anime, piccoli corti e rustici cadenti. 7 i ristori, ben forniti, una postazione di controllo e assistenza sanitaria, ben presidiati anche i pochi passaggi stradali dove incroceremo gli atleti che gareggiano nelle altre distanze. Se è impegnativa la salita lo è altrettanto la discesa. Alterno la camminata alla corsa, dove possibile, sui pochi tratti pianeggianti. Nella seconda parte di corsa, ancora due salite di circa 300mt. e se il piriforme non si è ancora fatto sentire (w il mio fisioterapista) si insinua un dolore alla pianta del piede, penso ai tendini delle dita (dolore nuovo in piede vecchio). Proseguo un po’ barcollando, sbilanciando così la corsa, ancora qualche strappo e sento sempre più vicina la voce dello speaker. Ancora qualche muretto a secco e si entra in paese, dopo due km di rettilinei asfalti , l’arrivo in 6:28’. Con la medaglia al collo mi siedo qualche secondo a terra, a recuperare un po’ i capogiri e a realizzare la mia bella avventura.

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