venerdì 6 luglio 2012

monte Coglians dal rifugio marinelli


30 giugno 1 luglio 2012 Monte Coglians dal rifugio Marinelli
Parcheggiata l’auto al Rifugio Tolazzi a  1350mt seguendo una carrareccia e un tratto erboso si sale al Rifugio Marinelli a 2110 mt. Il rifugio è famoso per l’ottima cucina e il pernottamento sembra più da hotel che non rifugio alpino (stride un po’ “il troppo comodo” in montagna!!) Comunque sia, nel pomeriggio ci incamminiamo al Monte Floris per una facile cengia e sostiamo in un prato in attesa si liberi dalla nebbia e dalle nuvole il cielo sopra il Coglians. Dopo una inutile attesa, scendiamo e ci prepariamo per la cena, alle 18,30 !! I primi piatti sono da vero ristorante, persino  i calici per il vino sono personalizzati.Io,Manu e Martina ci ritiriamo presto alla ns. cameretta, il Coglians ci aspetta.
All’alba le nuvole coprono ancora l’orizzonte, spuntano solo le cime,  il panorama è stupendo e dà proprio il senso di armonia e pace. La temperatura è di 15°, ideale per la salita alla via normale. Abbandonata l’idea di passare per lo Spinotti, iniziamo la salita al lato del rifugio, segnavia 143. Dopo un dosso e un ripiano erboso, il sentiero rimonta ora le pendici del Pic Chiadin con una serie di svolte per arrivare poco sotto la cima. Si scende leggermente per toccare una sottile cresta con un percorso aereo, non particolarmente impegnativo, ma che ho superato un po’ in affanno, gola secca, cuore a tamburo (probabile ricordo di una sfortunata caduta a gambe libere nel vuoto). Di certo una reazione sproporzionata alla difficoltà, ma con la mia guida incollata allo zaino, Max,  ho superato e proseguito con discreta facilità, anche in tratti più impegnativi.  Oltrepassiamo lingue di neve e lasciata la taccia a destra che sale alla Cima di Mezzo, si inizia a salire per ghiaie e roccette. Finito questo faticoso tratto, si raggiunge una prima fascia rocciosa e dopo una svolta una seconda fascia che prelude alla parte alta del vallone. Raggiunta la base del ripido pendio detritico  si sale ancora per ghiaie mobili e sfasciumi. Il Monte Coglians, una conformazione di calcare bianco,  con i suoi 2780mt. è il monte più alto delle Alpi carniche,il sistema montuoso che conclude la catena alpina.
Una paretina inclinata, ma ben appigliata, è l’ultimo strappo alla cima, raggiunta la quale, dopo una bella scampanata alla campana più alta del Friuli, si apre un  panorama  eccezionalmente ampio sul lato austriaco da  dove si sviluppa la valle del Gail e i monti degradano molto più dolcemente.  E’ già ora di scendere, seguendo lo stesso itinerario e per la prima parte, a ritroso, su facili appigli, faccia a monte. Ed è ora che, dall’alto della croce, qualcuno percorrendo il vecchio sentiero fà cadere rovinosamente, massi, detriti e sassi. Un grido da pelle d’oca per avvisare i compagni che precedono e un tuffo contro la parete. Una scarica di fumo, puzza di zolfo, sassi  e pietre che cadendo si spezzano in mille frantumi, allungo lo sguardo per vedere Bruna a terra. Ci affrettiamo nella discesa,  l’adrenalina è mille. Constatato che la situazione è migliore di quanto i ns. occhi e orecchie avevano percepito, riprendiamo la discesa, molto faticosa sul ghiaione,  un po’ imprecando contro il responsabile della scarica, un po’ ringraziando il buon Dio, 10 minuti più tardi e saremmo stati tutti in fila, colpiti dai sassi. Una variazione di percorso dovuta al ritardo accumulato per il sentiero più basso per perdere rapidamente di quota e raggiungere il rifugio. Ripuliti un po’ dalla polvere e dal sudore, davanti ad una bella birra fresca, ci sentiamo tutti un po’ miracolati. Recuperate così le forze, riprendiamo la discesa al parcheggio per gli ultimi 700mt. Alla prossima, mandi.

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