martedì 30 agosto 2011

trekking monviso 25-28/08/11

Un luogo magico, coinvolgente ed austero, che ti affascina e sorprende ma che ti tiene a distanza, questa è l’atmosfera che ho respirato alla corte del “Re di Pietra”: il Monviso.
Una montagna storica che in questi giorni festeggia i 150 anni dalla prima ascesa alla cima, il 30 agosto 1861, da parte delle guide Jacomb e Croz. Una montagna a forma di piramide che si staglia nettamente sull’orizzonta delle Alpi Cozie.
Situato nel Parco del Po Cunese, il Monviso, 3841mt. è contornato da bellissime cime: Punta Sella, Punta Trento, Punta Dante, Punta Fiume, Punta Gastaldi e l’inconfondibile sagoma del Viso Mozzo.
Interessantissimo trekking dal punto di vista naturalistico, ambientale e geologico. Molto frequentato e studiato dagli studenti delle varie università francesi ed è francese anche la maggior parte degli escursionisti che incrocio nel giro. Camminerò inoltre sulle orme di Quintino Sella e la prima ascensione italiana al Re di pietra che segnò l’atto di nascita del Club Alpino Italiano.
A differenza delle “ns.” Dolomiti di origine sedimentaria, le Alpi Occidentali sono di natura metamorfica, a seguito della trasformazione di altre rocce provocate dall’aumento della pressione e delle temperature (basalti-scisti e serpentiniti dal caratteristico colore verde).
Partenza prevista dal Pian del Re, una vasta torbiera alla cui estremità è luogo di sorgente del Po.Dai 38 gradi della pianura, ben presto si scenderà a 10 gradi e l’innalzamento di una fitta nebbia. Arrivo nel primo pomeriggio al rifugio Sella a 2640mt. con una visibilità scarsissima. Il tepore delle stufe accese e un minestrone caldo a ricompensa delle prime fatiche. La camera è composta di 26 letti e sarà la prima di alcune notte insonni. Mi alzo al sorgere del sole, incantevole sulle cime, mentre il vento fortissimo ha spazzato il cielo. Una veloce colazione e riprendo il cammino, ben presto si staglia all’orizzonte la punta del Cervino e il gruppo del Monte Rosa. Mi accompagna sempre il vento forte soprattutto ai passi e alle forcelle. Sono nel Vallone delle Giargiatte, un po’ in ombra ancora lunghe lingue di neve e ghiaccio. Oggi percorrerò quasi 14 km sino al rifugio Vallanta, con 800mt. + dislivello. In sosta panino riconosco un escursionista di Saluzzo con la maglia della “Cortina-Dobbiaco”, un saluto e due chiacchiere sono quasi obbligatorie. Ai ghiaioni del Vallone di Vallanta ora si alternano il verde dei boschi di pino cimbro, i laghetti alpini di origine glaciale e  ruscelli dall’acqua freddissima e cristallina. Arrivo un po’ stanca al rifugio nel tardo pomeriggio, in ogni tappa è bello vedere spuntare la rassicurante sagoma del rifugio.. per quanto spartano… e il Vallanta lo è proprio. La camera da una trentina e più di letti, a castello, a più piani, tanto che sarà battezzata “piccionaia”.
Dal rifugio Vallanta a 2450mt, proseguo al lato del Monte Losetta sino al passo Vallanta a 2810mt, una breve discesa e sono in territorio francese. La discesa continua su pietraie frastagliate, uno sguardo alle cime giusto in tempo che cogliere i movimenti di due stambecchi. Il panorama cambia velocemente, ora cammino in una ampia vallata, morbida e verde dalle numerose torbiere. Un giro intorno al Rifugio Du Vis e ancora salita per 500mt. lungo il crinale del Monta Granero sino alla Punta delle Traversette con l’intenzione di attraversare il “Buco del Viso”. Non agile il passaggio con la neve ad ustruire l’ingresso, frontale accesa e via a scivolare dentro la pancia fredda della montagna, attraverso questo piccolo tunnel di 70mt. per sbucare al sole. Una rapida discesa e di nuovo, con la sua imponenza, il triangolare versante settentrionale del Monviso con il suo piccolo ghiacciaio. Arrivo a fine giro, al Pian del Re e per Grissolo con il bus navetta.
Un fantastico viaggio in un paesaggio aspro e severo, dalle ardite pareti rocciose, alle sorgenti del grande fiume italiano.

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