lunedì 20 giugno 2011

dedicata a chi corre per altre praterie

Scrivo con il carico di emozioni che dà una esperienza dura, molto dura, lunga oltre 43 km, impegnativa, oltre 7ore 30, dislivello 2455mt+, ma bella, molto bella.
Scrivo della ecomaratora dell’Alpago, la prima edizione.
Ritrovo nella piazza della chiesa di Puos d’Alpago  per la punzonatura e controllo pettorali. Un breve breafing con le avvertenze sui punti critici e pericolosi del percorso. Ha piovuto tutta la notte e sono state posizionate ulteriori corde di sostegno lungo le discese per rendere più agevoli i vari passaggi. Inoltre i guadi  dei torrenti che attraverseremo si sono ingrossati e inevitabilmente affonderemo i piedi nell’acqua corrente.  Nonostante tante raccomandazioni, il clima è spensierato e gioioso, c’è il sole ora che mette allegria. Ma si sà che in montagna il tempo cambia rapidamente… In quota troveremo nebbia, pioggia, vento e anche freddo. Alle 8,10, al  via 224 atleti, soprattutto molti trailers esperti, provenienti anche da fuori provincia. Si parte dalla piazza e si percorre  una piacevole stradina lungo un torrente sino al troi delle scalette e inizia la salita sino alla frazione di Stran ( 500mt) Si attraversa il bosco e riprende la salita al Monte Dolada. E’ un seguire di mulattiere e sentieri panoramici sul lago di S.Croce. In 2 ore raggiungo il punto più alto del percorso, 1500mt al rifugio Dolomieu dopo aver percorso “solo” 10,7km.
Dal rifugio, ora si scende per il ripido sentiero dei Carioip raggiungendo il guado del torrente Tesa. Numerosi i volontari e penso, qualcuno anche del soccorso alpino sono presenti per aiutare al passaggio non agevole del guado. Risalita su alcune pendici boscose si giunge in località Degogna da dove si gode uno spettacolare panorama su tutto l’Alpago.Si prosegue per sali –scendi (altro che mangiaebevi!) transitando sopra la grande frana del Tessin, alcune casere e dopo aver superato il guado del torrente Funesia, si prosegue su alcune fastidiose rampe, raggiungendo Cruden  a 1050mt. La pioggia che cade in più momenti non è certo fastidiosa, ma rende il percorso con le crode scoperte e le radici degli alberi , assai insidioso.
Per quanto riguarda l’assistenza dell’organizzazione, non ho mai visto tanti e tanti volontari, tutti ben visibili con magliette gialle e zainetto di pronto soccorso, tutti cordiali e sempre disponibili alle informazioni. I ristori erano forniti di ogni genere, dolce e salato, adatto all’alimentazione degli atleti. Una ulteriore chicca: passato ogni ristoro, un cartello indicava: attenzione, questo è l’ultimo cestino rifiuti, in perfetto stile eco! Mi sorprendo come il tempo scorre velocemente e mi preoccupo del cancello orario a Spert  a 33Km che chiude entro le ore 15,00. Ancora discese con l’aiuto delle corde,  le scarpe si incollano al fango  che arriva alle caviglie. Riduco i tempi di pausa ai ristori, raggiungo Tambre e Spert  in in 6:02, passo il cancello con le congratulazioni degli addetti al controllo. Il passaggio al percorso asfaltato e in discesa fà un effetto micidiale ai quadricipiti. Proseguo su un tortuoso sentierino che costeggia un vallone e il sentiero dei ponti romani su impressionati e profonde incisioni del torrente. Si arriva al santuario della Madonna al M.Runal Ancora un breve tratto asfaltato e lungo un ripido, fangoso sentiero, si raggiunge Poiade. Si costeggia il lago per gli ultimi, interminabili 5 km circa.  Riprende a piove e nonostante sia visto con occhi stanchissimi, il panorama è molto bello, molti i surfisti a godere del forte vento. Arrivo agli impianti sportivi di Puos e come ultima fatica, pure  un giro di pista. L’accoglienza è da prima arrivata, con medaglia e una piantina del faggio, albero simbolo dell’Alpago.

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